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Codice 231  (Fondo Nazionale II.I. 36)
Firenze - Biblioteca Nazionale Centrale
Carta:  4 Recto, Colonna 1   [Cantica: I   Canto: I    Versi 1-66]
Visualizzazione attuale: trascrizione  con notazioni filologiche

       Lo nferno di dante poeta fiorentino
       c i


         Nel meçço del caramin di nostra uita
       mi ritrouuay per una selua scura
    3  che la dirritta uia era smarrita

         Et quanto a dire qual era e cossa dura
       questa selua seluaggia [.] aspra e forte
    6  che nel penssiere rinoua la paura

         Tanto e amara che pocho e piu morte
       ma per tractare del ben ch io vi trouay
    9  diro di ll altre cose ch io v o scorte

         Io non so ben <+i0 ri>dire com io v entrai
       tanto era pien di sonno a quel punto
   12  che la verace via abandonay

         Ma poi ch io fui al pie d un colle giunto
       la doue terminaua quela valle
   15  che m auea di paura il cor compunto

         Guardai in alto (et) vidi le sue spalle
       vestite gia de raggi del pianeta
   18  che me<0 n>na drito altrui per ogni calle

         Allor fu la paura un pocho queta
       che nel lago del cor m era ndurata
   21  la nocte ch io passai con tanta pieta

         E come quei che con lena affannata
       uscito fuor del pellago alla riua
   24  si uolge all acqua perilgliosa (et) guata

         Cosi l animo mio ch ancor fuggiua
       si uolse a retro a rimirar lo passo
   27  che non lascio gia mai personna viua

         Poi ch e posato un pocho il corpo lasso
       ripresi via per la piaggia diserta
   30  si che l pie fermo sempr era il piu basso

         Et ecco quasi al cominciar dell erta
       una lonça leggiera (et) presta molto
   33  che di pel maculato era couerta

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